Qualcosa su di me...

 

Sono approdata all'attività clinica dopo diversi anni nella ricerca accademica.

Scelsi la facoltà di psicologia per ottenere conoscenze certe sul comportamento umano e scelsi l'ateneo di Padova che poichè era rinomato nella ricerca sperimentale. Iniziai ad appassionarmi al campo della neuropsicologia cognitiva, soprattutto allo studio dei meccanismi attentivi e percettivi e questa passione mi portò in Inghilterra, a Birmingham, per far parte del gruppo diretto da Glyn W. Humphreys, che era uno dei maggiori esperti mondiali in materia; completai il dottorato e rimasi come post-doc negli anni a venire.

 

In quegli anni avevo anche individuato che i metodi della ricerca neurocognitiva potevano avere una serie di potenzialità anche in ambiti non strettamente accademici, così ottenni una full-scholarship per seguire un MBA orientato proprio al trasferimento tecnologico, che includeva anche un periodo di specializzazione al MIT di Boston (USA).

Nel 2006, giunse per me il momento di rientrare in Italia e accettai il ruolo offertomi dall'IRCCS Eugenio Medea (Associazione La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, per una ricerca finanziata  dall'Unione Europea sull'utilizzo di nuove tecnologie per la diagnosi precoce dei disturbi dello dello spettro autistico. Al Medea iniziai a interagire quoridianamente con bambini molto piccoli e i loro genitori e di fronte alle loro esigenze, iniziai ad accorgermi quanto i risultati di laboratorio, per quanto promettenti nel progresso scientifico, non potessero fornire risposte sufficienti per permettere alle persone di affrontare meglio le loro sfide quotidiane.

Nel frattempo avevo completato un master in psicologia giuridica presso l'università Cattolica e avevo iniziato ad agire come perito di parte in alcune cause di separazione. Osservavo i colloqui clinici condotti dai CTU e diventavo sempre più frequentemente testimone della loro efficacia per il benessere delle persone e la qualità delle loro relazioni. Così, sentendo un'urgenza sempre maggiore di essere più utile di quanto la ricerca di base mi stava consentendo, decisi intraprendere il percorso quadriennale di specializzazione in psicoterapia.

La mentalità da ricercatrice mi portava a cercare un approccio terapeutico che fosse in qualche modo accreditato, un approccio evidence-based, e scelsi la cornice Cognitivo-Costruttivista (o "post-razionionalista"), che mantiene molto delle terapie Cognitivo-Comportamentali, che sono di efficacia comprovata, ma è fondato anche sulla ricerca sugli stili d'attaccamento; inoltre, il post-razionalismo presuppone un rapporto tra sensazioni-emozioni e pensieri, che è coerente con le ultime conoscenze in ambito neurofisiologico e neuro-psicologico, cosa ovviamente per me imprescindibile.

Infine, oltre un decennio di raccolta e analisi di dati, uniti all'esperienza di vita in una città veramente multiculturale come Birmingham, mi avevano portato ormai a dubitare fortemente dell'esistenza di regole universali nel comportamento umano. Al contrario, ho imparato a relativizzare e a mettere in primo piano le differenze individuali e la terapia cognitivo-costruttivista agisce proprio allo stesso modo, poichè assume che ogni essere umano sia  portatore di un sistema di significati assolutamente personale, in cui, proprio come accade nelle scienze fisiche, c'è un'assoluta interdipendenza tra il sistema che studia e l'oggetto studiato. In altri termini, il terapeuta costruttivista non è tenuto a "interpretare" il paziente, che resta il maggior esperto di se stesso; semmai, è la relazione tra paziente e terapeuta che fa emergere il meccanismo di funzionamento di ciascuna persona.

Mi sono specializzata presso il Centro Terapia Cognitiva di Como, diretto da Giorgio Rezzonico e Bruno Bara.

Dopo la specializzazione ho iniziato a dedicarmi sempre di più all'attività clinica. Lavorando "parete a parete" per qualche anno, con Raffaela Messina, psicoanalista lacaniana, con cui ho scoperto di avere molti più punti in comune di quanto potessi inizialmente pensare: ci siamo accorte di usare linguaggi differenti per indicare fenomeni simili e soprattutto, ci siamo accorte che la teoria dell'attaccamento e la qualità della relazione terapeutica facevano da cornice comune i nostri approcci, apparentemente tanto differenti. Abbiamo deciso di esportare la nostra esperienza di collaborazione, intervisione e amicizia e creare uno studio tutto nostro, lo Studio Internazionale Psicologia, in cui accogliere altri professionisti con la stessa visione terapeutica.

 

Oggi seguo prevalentemente i metodi della terapia cognitivo comportamentale e cognitivo costruttivista, ma resto aperta a concetti e tecniche di altri orientamenti, soprattutto quelli derivanti dalla mindfulness e dalla terapia ACT; ho seguito perciò un training specifico per l'applicazione della mindfulness in terapia. Adotto un metodo che necessariamente non può che essere a metà tra scienza e arte: scienza, in quanto adotto esclusivamente metodi e tecniche che sono stati approvati dalla comunità scientifica internazionale, che hanno portato dei risultati e sono di comprovata efficacia; arte in quanto l'efficacia di un percorso dipende solo dalla qualità della relazione che si instaura con il paziente, dal livello di empatia che si genera, dalla possibilità di reinventarsi caso per caso, con la creatività che solo in due si può mettere in atto.

 

Credo fermamente la psicoterapia rappresenti un percorso di collaborazione, in cui il mio ruolo è quello di accompagnare la persona nel viaggio alla scoperta dei propri meccanismi, assicurando che il percorso verso autoconsapevolezza avvenga in sicurezza e protezione e fornendo anche il metodo per imparare a conoscersi meglio. Un metodo che, una volta acquisito, può essere utile in tutto il corso della vita.